Alessia

 

La Vita è anche questione di centimetri

Questa è la storia di un parto felice, è la storia di un bambino e di una mamma che si erano già conosciuti ben prima che il piccolo venisse al mondo, nel grembo materno durante i mesi di gestazione, è la storia di un papà e di una mamma trepidanti nell’attesa e, non da ultimo, del legame creatosi tra la mamma e la sua ostetrica di fiducia che l’ha accompagnata con professionalità ed affetto durante tutta la gravidanza e la fase del parto.  
L’esperienza della gravidanza è un percorso unico e diverso per ogni donna, ma ritengo che vi sia un minimo comune denominatore tra ognuna di noi – donna portatrice di Vita – rappresentato dalla consapevolezza di vivere per certi aspetti al di fuori del tempo sin dall’attimo in cui abbiamo la certezza di aspettare un figlio, in una bolla di sensazioni e di emozioni inaccessibili se non ai pochi intimi a noi vicini.
Sino a quel momento, infatti, ciascuna disponeva o credeva di gestire la propria giornata secondo il normale fluire del tempo, come quando si guarda attraverso il vetro di una clessidra lo scorrere della sabbia che passa.
Poi, da quando si ha la certezza di aspettare un bambino, tutto cambia ed ogni ritmo si inverte ovviamente in meglio; il tempo infatti, pur rimanendo il medesimo, viene vissuto come raddoppiato.
Così è stato per me: le giornate si sono dilatate nei pensieri e nella speranza di un nuovo futuro, ho finalmente abbandonato la frenesia di controllo di tutto e di tutti e mi sono raggomitolata in me stessa ad ascoltare il mio corpo e la mia coscienza. Sono diventata anche più cauta, talvolta più guardinga, ritrosa e riservata di quanto già non fossi, quasi come se esplodesse in me una atavica gelosia e possessività nei confronti del mondo per il bambino che cresceva come un miracolo dentro di me.
Porto qui la mia personale esperienza per raccontare che è, questa, una delle delicatissime fasi di transizione in cui è cambiata radicalmente la mia consapevolezza nei confronti della Vita che si preparava a sbocciare facendo sentire anche me artefice della Creazione.
E’ stato bello e di sicura crescita incontrare in questa fase persone che concepivano il parto non come un evento da medicalizzare mediante continue ecografie e visite mediche (se non quelle raccomandate anche dall’O.M.S.), ma come uno sbocciare del corpo e della mente all’unisono perché, ricordiamoci, se psicologicamente non siamo pronte per il parto il corpo avrà molte difficoltà a mettere al mondo il bambino.
Bellissima è stata la preparazione al parto mediante la frequenza a corsi di c.d. anti-ginnastica comprendenti tecniche di rilassamento, respirazione e “vocalizzazione” – gestiti da Elvira Finato esperta di anti-ginnastica “Therese Bertherat” – finalizzati a non nascondere il dolore del parto, a non fare finta che non vi sia, bensì a canalizzarlo e superarlo nel modo più naturale accettando e rispettando la nostra natura ed il ritmo del nostro corpo, senza alcuna medicalizzazione. 
Ai corsi di cui sopra si è legato altresì il prezioso affiancamento di un’ostetrica professionista, Dott.ssaRachele Montini, che ho scelto come persona di fiducia affinchè mi seguisse non solo nel percorso di preparazione al parto, ma anche durante la fase del travaglio che si è svolta in parte in casa, e naturalmente in sala parto. 
Premetto che il legame che ho creato con il mio bambino è nato già dal momento in cui è stato concepito ed era ancora all’interno del mio grembo attraverso l’ascolto di musica classica (con predilezione di Mozart e Bach) e carezze sulla pancia quando il piccolo si faceva sentire con i suoi tipici calcetti e sgomitate. Qualche volta poi, quando era un po’ di tempo che non lo sentivo muovere, ero io a cercarlo bussando leggermente con la mano sulla pancia ed era fantastico perché, così incoraggiato, rispondeva senza timore alla sua mamma.
Il senso di questa premessa è sottolineare la fiducia che ho riposto nelle mie potenzialità che ho potuto sviluppare ed incrementare di mese in mese in modo tale da arrivare al momento del travaglio serena e rilassata ma anche consapevole delle energie e dello sforzo che dovevo affrontare per aiutare il bambino a nascere.
Ebbene sì: il senso di affrontare un parto naturale (quando vi sono le condizioni e i presupposti giusti) senza epidurale, senza induzioni attraverso sostanze chimiche, senza interventi medici non necessari è la volontà di aiutare in tutto e per tutto il bimbo a venire al mondo poiché anche lui deve fare grandi sforzi.   
Solo nella sinergia tra me ed il mio bambino, rectius nella consapevolezza di sopportare ed affrontare il dolore allo scopo di aiutare a nascere la mia creatura, ho avuto un parto straordinariamente felice ed appagante, durato peraltro solo cinque ore e mezza.
La cosa più straordinaria e indimenticabile è stata la fase del travaglio che si è svolta in buona parte presso la mia casa, seguita dall’occhio vigile ed esperto della mia ostetrica di fiducia, e quindi in un ambiente non asettico ma nelle mie stanze tra i miei affetti e le mie cose quotidiane.
Non potrò mai dimenticare la notte di giovedì 26 agosto prodromica alla nascita avvenuta in breve tempo alle ore 04.10 del 27 agosto!
Il travaglio si è svolto in piedi, camminando e respirando in maniera fiduciosa e sicura tra la mia camera da letto, il bagno, il corridoio, seguita discretamente da quella straordinaria persona che è mio marito, che in trepida attesa faceva capolino nelle nostre stanze e chiedeva come stavo.
Che esperienza unica! Che notte indimenticabile! 
Quale gioia e quale emozione è stata una volta ritornata a casa dall’ospedale con il nostro piccino rivedere tutte le stanze che erano state percorse tra i sospiri e i lamenti di dolore e ripercorrere mentalmente tutte le sensazioni…
Che bello poi poter raccontare in futuro al bambino che la mamma era così serena ed ha affrontato il parto in piedi perché galvanizzata dall’adrenalina e dalla gioia sprigionatesi tra le pareti domestiche.
Una soluzione geniale della mia ostetrica è stata quella di consigliarmi di immergermi nella mia vasca da bagno riempita con acqua calda, in modo da stabilizzare le contrazioni e allo stesso tempo da aumentare la dilatazione: ebbene, non ci crederete, ma arrivata all’ospedale, nel giro di un’ora la dilatazione è passata da tre cm a dieci cm ed il parto è stato assai veloce e ho potuto abbracciare teneramente il nostro piccino!!! 
Posso proprio dire che la Vita è (anche) questione di centimetri, sempre controllati dall’occhio vigile ed esperto di un’ostetrica di fiducia che consiglio vivamente a tutte le mamme in attesa.
Concludendo, auguro buona gravidanza a tutte le mamme!

A.P.

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