Serena

 

La gravidanza, il travaglio, il parto, il puerperio: i miei appunti di vita.

Quattro parole, quattro macigni.
Facile definire, impossibile capire.
Nove mesi in cui mi preparo, mi documento, mi “alleno”, mi sogno mamma.
Nove mesi carichi di aspettative, di trasformazioni fisiche, di dubbi e paure, di gioia e preghiera.
A mezzanotte e venti di domenica 26 Luglio si rompe il sacco placentare. Acqua, calore, timori, ansie.
Si avvicina il momento: è lo sprint finale prima del traguardo.
L’ospedale, la visita, l’assegnazione della camera, l’attesa di contrazioni che non accennano a presentarsi.
L’induzione con ossitocina e prostaglandine
Un percorso unico e, nello stesso tempo, simile a tanti altri vissuti.
Tutto per spiegare che conta il “come” si vivono gli accadimenti della vita, con quale spirito, con “chi” accanto.
Io ho avuto (senza nulla togliere al marito e ai genitori che c’erano, ci sono e ci saranno sempre-e non è poco!) Rachele e Laura ad accompagnarmi. Direi di essere stata la regina della festa con le due più splendide damigelle immaginabili.
Desideravo un’ostetrica perché, essendo il primo figlio, non sapevo a cosa andavo incontro, perché la sua professionalità mi avrebbe consigliata e indirizzata, perché avrebbe potuto parlare in mia vece qualora la mia timidezza me l’avesse impedito.
Rachele sapeva quello che pensavo e desideravo. Rachele ha trascorso un’intera giornata di contrazioni su e giù per l’ospedale con me (mentre mio marito si è “beccato” la notte!). Rachele mi ha consigliata con fermezza e altrettanta delicatezza.
Ha visto anche le ragadi, l’ingorgo mammario e il miracolo –che è Pietro- crescere.
Avere un’ostetrica in questo percorso unico e sconvolgente per una donna significa avere un porto sicuro cui poter approdare sempre, giorno e notte, prima e dopo il parto.
Grazie Rachele!

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© 2010 Rachele Montini. P.IVA 03989650407